martedì 14 novembre 2017

796 - Perché a me piace: L'Atelier sul Brenta

La decisione di seguire Cristina Pedrocco aka L'Atelier sul Brenta è stata per me, poco più di un anno fa, questione di un attimo. È bastata una foto vista per caso su Instagram perché io fossi subito attratta a entrare nel suo profilo; è bastato uno sguardo generale a quest'ultimo perché io diventassi follower.


Ma cominciamo dall'inizio.
Su un canale del fiume Brenta (attenzione, già un'indicazione: fiume femmina), un canale che lunghissimo arriva alla laguna di Venezia, in una vecchia casa raggiunta da una strada pedonale, vivono una ragazza dai capelli biondi, il cane Remus, due gatti.  La vita scorre lenta col ritmo semplice delle stagioni. La ragazza cuce. Un lavoro antichissimo, sacro. Prendersi cura degli abiti che indossiamo. Pensarli, scegliere le stoffe, tagliarli, cucirli. 


Vi fermate mai a pensare a chi ha realizzato l'abito che indossate adesso? Io spesso. E spesso, ahimé, non ne ho la più pallida idea. Posso vedere la marca all'interno, posso sapere più o meno dove è stato confezionato, posso avere notizie sulla composizione del tessuto o il modo in cui lavarlo.
Ma le mani che lo hanno cucito? Quelle che lo hanno spolverato per togliere tutti i residui di fili, quelle che lo hanno piegato per metterlo nel suo involucro? Io, di quelle mani, spesso non so niente. 


Questo non accade con l'Atelier di Cristina. Perché è lei che crea, è lei che taglia i tessuti, è lei che li assembla, è lei che, quando hanno motivi disegnati, li stampa. È lei che poi li confeziona, è lei che li spedisce. E sempre lei cura i rapporti con i clienti, prende nota delle loro misure e delle loro preferenze. Pure se non li incontrerà mai, perché tutto questo avviene a distanza.
Dalle nostre case, a quel piccolo atelier bianco sulle rive di un canale.


E dunque, abbiamo un fiume femmina, una vecchia casa, una ragazza bionda, un cane, mani che cuciono.


Ma non finisce qui.
Perché gli abiti che Cristina crea sono tutti realizzati con tessuti naturali, cotone e lino in primavera e estate, puro viscosa in autunno e inverno, e in modo sartoriale, ovvero, anche con accessori di altissima qualità dai fili ai bottoni. Questo fa dell'Atelier sul Brenta una sartoria etica.


E infine, arriviamo all'ispirazione, a quello che muove il lavoro di Cristina e fa sì che questi abiti ci rimandino ad atmosfere che in qualche modo conosciamo, ricordandoci qualcosa che ci arriva dal nostro passato, dalla nostra essenza interiore. Questo accade perché Cristina si lascia ispirare, oltreché dall'andamento delle stagioni, principalmente da donne che ci hanno lanciato forti segnali, lasciando importanti tracce nella Storia recente, scrittrici, poetesse, giardiniere, ma anche immaginarie protagoniste di grandi romanzi.


E così i suoi abiti hanno tutti un nome legato a una donna o a un personaggio che in molte abbiamo nella mente e nel cuore: Jo, Holly, Anne, Emma, Virginia, Pia, Susanna, Mary, Doris... e tutte le altre che già da lì sono transitate, o in futuro arriveranno.


Ricapitolando: abbiamo un fiume femmina, una vecchia casa, un cane, due gatti, le stagioni che passano lente, scelte etiche e sostenibili,  grandi donne del passato, una ragazza bionda che cuce.


 Per tutto questo e molto altro a me piace l'Atelier sul Brenta.

***

E ora lascio la parola a Cristina Pedrocco che attraverso le risposte alla mia intervista ad andamento stagionale ci racconta un po' di sè e del suo mondo in autunno:

Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
Una lampada Tiffany (minuscola) e un libro su Emily Dickinson.

- Raccogli/collezioni qualcosa?
Oltre i libri amo le ceramiche, soprattutto tazze e teiere.

- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Il caffè al mattino, la passeggiata con Remus per i campi dopo pranzo e stare sul divano davanti al caminetto acceso la sera. (Almeno in questa stagione). 


Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
La natura, che mi ha sempre ispirata in tutti i campi della mia vita e la letteratura. Soprattutto quella scritta da donne in epoche dove le donne che scrivevano non erano ben viste. Ho sempre ammirato tanto le pioniere.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Questa è una bella domanda! Credo il fatto di concepire un abito a livello sartoriale e non industriale. Non sono una sarta classica ma cucio in maniera personale quasi a plasmare il tessuto come fosse materia tridimensionale. In pratica ho mischiato ciò che ho appreso alla scuola di cucito con ciò che ho imparato in anni di studi artistici. Non so se mi sono spiegata, non è un concetto facile da raccontare. Però è così che mi piace lavorare, cogliendo lo spirito dell’imperfezione tipica di chi lavora a mano.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
Mi piace essere professionale, gentile e attenta al prossimo. Non lo sono sempre nella vita reale, ma nel lavoro cerco di fare al meglio queste tre cose e quando me lo dicono sono davvero compiaciuta. 


Il tempo, le stagioni

- Quali suggestioni ti dona l’autunno?
L’autunno è una delle stagioni che amo di più. Sono una persona da mezze stagioni, questa è quella dell’introspezione, del raccolto, del ritrovare me stessa a prescindere dagli altri. Un periodo irrinunciabile.

- Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
Le castagne, ne mangerei tonnellate.

- E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Un grande maglione caldo e avvolgente. 


Infine

Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa
Che anche se sembro una persona un po’ all’antica persa nel suo mondo di libri vecchi e teiere in realtà nell’animo rimango una punkettona. Un po’ nonna papera, un po’ Joey Ramone. Un po’ Beatrix Potter e un po’ Johnny Rotten. 



Potete trovare L'Atelier sul Brenta:

- nel suo blog
- su Instagram
- su Facebook
- nel suo shop

***
Grazie di cuore a Cristina per essere stata mia ospite, un caro saluto e alla prossima!

(Tutte le foto di questo post sono state scelte da me attraverso i canali di Atelier sul Brenta, sono proprietà di Cristina Pedrocco, e raffigurano sue creazioni e immagini di vita quotidiana)


mercoledì 8 novembre 2017

795 - Perché a me piace: Tulimami!

È con immensa gioia che in questo grigio mercoledì così perfettamente novembrino riprendo, come avevo anticipato nel mio ultimo post, una delle rubriche che più ho amato in questi anni di blog: Perché a me piace.

In questo appuntamento, per me sempre speciale, ospito, presento, intervisto, donne creative di cui amo il modo, non solo di lavorare, ma anche di essere, di porsi. Donne che fanno del loro lavoro un'emanazione della loro personalità, creando qualcosa di unico, riconoscibile, di grande ispirazione.

***

Ho il grande piacere e onore di aprire questa nuova stagione di interviste con... Anna Pozzan aka Tulimami!
Anna Pozzan aka Tulimami

Già il nome, Tulimami, e lei stessa, non sono una meraviglia che apre al sorriso?

E difatti: "Ho una missione ben precisa" dice presentandosi "ed ho fatto fatica a metterla a fuoco perché mi sembrava troppo grande e pretenziosa per un piccolo brand come il mio: far vedere la poesia delle cose più semplici e gentili perchè è lì che il mondo diventa più bello."

Grande o pretenziosa che sia, Tulimami riesce pienamente a onorarla, a starci dentro.
Perché il suo è un piccolo meraviglioso mondo di colori, sorrisi, gentilezza, bizzarra tenerezza, bufferia

Attenzione però: quando descrivo questi mondi leggeri e colorati, questi modi di porsi, di creare e lavorare gentili e gioiosi, potrebbe sembrare che io stia parlando di qualcosa di frufru, trallallà, mi metto lì e che ci vuole, un tocco qui e un tocco là, creo il mio brand ed è fatta.
Che ci vuole un corno (con rispetto parlando, come diceva una mia cara zia).

Perché dietro ogni mondo bello, gentile, gioioso, ci sono cura, attenzione, preparazione, ricerca continua della propria unicità e sua aderenza assoluta, continui aggiornamenti, professionalità, e molte (molte, molte) ore di lavoro

Questa è una precisazione che voglio fare subito, perché sia chiaro che non si prescinde da queste doti per poter emergere come queste splendide donne fanno.

Il Tulilab

Nel Tulilab, luogo reale situato a Vicenza, dove Tulimami crea, nasce il suo prodotto più rappresentativo: delicati bijoux in legno tagliato, sagomato e dipinto a mano (su entrambi i lati), ognuno dei quali racconta una storia

Tulimami è bravissima ad inventarne e raccontarle, è un vero dono il suo, e proprio per questa narrazione innanzitutto interiore, può regalare ai suoi personaggi la vita che hanno, e che si esprime in un dettaglio, nello sguardo, nella posa, in un certo modo di sorridere.

Unicorno - collana

Da Tulimami io comprerei praticamente tutto - sebbene abbia già le mie preferenze, tra le quali non so scegliere, e quindi finirà che prima o poi me le regalerò tutte.

La giapponesina - collana

Il pettirosso - spilla

Ma voglio ora lasciare la parola a lei, tramite l'intervista, che se ricordate dalle precedenti, ha carattere stagionale
Le domande sono rimaste pressappoco le stesse, ho giusto cambiato qualcosa, visto che di tempo ne è passato e  così come passano gli anni cambiamo noi e il mondo che ci circonda.

Barchetta - spilla blu e rosa cipria

E dunque ecco a voi Tulimami in autunno.


***

Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
Un paio di romanzi, il diario One line a day (è un diario che dura 5 anni ed ogni anno ricomincia, così ogni giorno puoi leggere cosa hai scritto nello stesso giorno gli anni precedenti) e la crema per le mani.
    
- Raccogli/collezioni qualcosa?
Non faccio collezioni ordinate e metodiche, ma mi piace raccogliere oggetti di vario genere. Le mie raccolte preferite sono quella di quaderni e quadernetti, ciotole e ciotoline variamente decorate e tazze per il caffè.
- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Le coccole con mio figlio nel lettone prima di alzarci, il caffè dopo pranzo e scrivere qualche riga alla sera prima di dormire.

Ikebana - spilla
Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
Per me l’ispirazione è una sostanza fluida che ti accarezza come un balsamo e non ha una provenienza precisa. E’ una fusione di ciò che mi piace e mi stimola di più, di ciò che ho letto e visto, ma anche solo sognato. E’ la ricerca di un’emozione che faccia stare bene, di una forma che aspira alla bellezza, del desiderio di prendersi cura degli altri attraverso un manufatto (sì, si può fare). La natura più di ogni altra cosa è la fonte di questo balsamo, coi suoi animali ed i suoi fiori ed i suoi colori. Ad essa si fondono la mia passione per il design nordico, per le favole e per il Giappone, dando vita a delle linee di gioielli che sono contaminati da tutti questi elementi.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Credo che sia la favola, intesa proprio come forma narrativa. I miei personaggi e le mie immagini, che diventano gioielli, ma in generale tutto il mio mondo, è molto legato alle favole, quelle che ho letto, innumerevoli, nel passato e che sicuramente condizionano la mia comunicazione e soprattutto il mio sentire, e quelle che scrivo, che veicolano la mia sensibilità ed un modo poetico e gentile di vedere il mondo.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
No niente, mi arrendo, sarà un quarto d’ora che ci penso, non so risponderti!
 (ce l'ho io un aggettivo mio personale per Tulimami e mi permetto di aggiungerlo: luminosa!)

Tulipano - spilla
Il tempo, le stagioni

Quali suggestioni ti dona l’autunno?
Di ogni stagione, amo prendere tutto ciò che stimola i sensi. Sarà per questo che non ne ho una preferita, perché sono tutte generose. In autunno c’è il sapore della zucca e le castagne. L’odore del bosco bagnato. L’arcobaleno nelle foglie e l’azzurro frizzante nel cielo. Il primo freddo, ma ancora il tepore del sole in mezzo alla giornata.

Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
Non ho dubbi: il risotto alla zucca!

E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Il mio cappottino di lana rosa.

Cinderella - collana
Infine 

Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa... 
Se potessi andare a cena con un personaggio famoso, vorrei andare in trattoria con Gianni Rodari. Mi piace sagomare statuine con la cera sciolta delle candele ed adoro quel calorino sulla pelle di quando la prendi tra le dita. Non sopporto le persone che si lamentano per tutto e per niente, perché ho imparato tanto da chi aveva tutti i diritti di lamentarsi ed invece trovava la gioia e la vita in ogni piccola cosa.

Marcello - collana

Tutto questo e non solo, anzi, direi molto molto di più, è quello troviamo varcando la porta che conduce al laboratorio di Tulimami.
Il suo mondo gentile.

Jardin des TULIeries
Potete trovare Tulimami:

- nel suo sito
- sulla sua pagina fb
- sul suo instagram - non perdetevi le Stories! La Tuli è così accogliente che sembra di essere a casa con un'amica
- nel suo shop

***

Grazie a Tulimami per essere stata la mia prima ospite in questa nuova serie di Perché a me piace.
Ho grandi idee per questa rubrica e un numero di creative meravigliose in arrivo.
Stay tuned!

martedì 31 ottobre 2017

794 - Di cambiamenti: cose che si lasciano, cose che tornano

Ci sono post che non sappiamo bene come iniziare, non sappiamo che strada prenderanno, non sappiamo quanto saranno lunghi (sicuramente troppo), sappiamo però che vanno scritti, anche se per tutti i motivi precedenti, rimandiamo da tempo.
Questo è uno di quelli. Dunque, coraggio, me lo dico da sola: Tiziana inizia.

Un nuovo corso. Il dipinto inizia con uno sfondo fatto di velature azzurre e verdi

Da molto tempo, non so se lo avete notato, faccio cenni sui cambiamenti; ne parlo vagamente, sia qui nel blog, che tramite gli altri miei canali facebook e instagram.

Cambiare è un evento naturale; nella vita, ne attraversiamo continuamente di cambiamenti piccoli e grandi. Si cambia così come si cresce; cambiare è, non solo naturale, ma necessario per adattarci agli eventi e, anche, semplicemente come specie, per sopravvivere.

Allo stesso tempo siamo animali che si adattano spesso molto bene in situazioni che piano piano diventano comode, che magari abbiamo costruito con tempo e fatica creando qualcosa di non solo bello per noi, ma anche apprezzato dagli altri, da chi ha imparato a conoscerci e amarci in un certo modo.

Per questo, la sola idea di cambiare è una di quelle che spesso più spaventa.

Ma la vita è il più delle volte quello che succede nel tempo che passa, e dunque, nonostante ciò che abbiamo costruito, nonostante sia comodo e piacevole, accade che a un certo punto cominci a starci stretto, e a essere talmente liso qua e là da disfarsi, rompersi.

Questo è quello che mi è successo negli ultimi anni, come vita, e conseguentemente come lavoro - che nel mio caso è espressione principale di chi sono, cosa penso, come vivo.

Ho perso importanti, anzi fondamentali punti di riferimento, e,  superando  la boa dei cinquant'anni sono entrata in un'età in cui il corpo stesso comincia a cambiare: i capelli si riempiono di fili d'argento, il viso mostra i primi segni da scrutare con curiosità e affetto, e per quanto ancora agile, il corpo si stanca con più facilità e chiede tempi diversi.

Perde, in questa seconda età, per molti, per me sicuramente, importanza gran parte della nostra esteriorità, acquistandone tanto di più, e ogni giorno che passa sempre di più, il lato interiore. Diventiamo più essenziali, centrate - parlo sempre al femminile perché mi sento molto identificata col mio sesso. Cambia il modo di vestire, il modo di truccarsi - sempre se lo facevamo, e molto spesso, in questo caso, può capitare che si smetta del tutto.
Insomma, cambia molto del nostro modo di essere, molto di ciò che eravamo state fino a quel momento.
O almeno per me così è stato.
Sono, quasi involontariamente, quasi senza accorgermene, cambiata.
Così tanto che a volte stento a riconoscermi in vecchi scritti o, e qui arriviamo al punto principale di questo post, in vecchi disegni, dipinti, illustrazioni.

Li guardo, so che sono mie immagini e dunque emanazioni del mio essere, provo verso di loro affetto e gratitudine, ma non mi ci riconosco per come sono adesso. Non più.

Da ciò, è scaturito un primo lavoro di pulizia innanzitutto nel mio sito. Un lavoro di selezione, tutt'ora in corso, col quale sto lasciando solo quello che sento mi rappresenta ancora.

Sempre parlando della mia attività, che sta ormai girando la boa dei ventidue anni continuativi, tutto era iniziato, appunto ventidue anni fa, in modo un po' improvvisato e se vogliamo rocambolesco.

In poco tempo avevo lasciato un lavoro da dipendente, e mi ero ritrovata a intraprendere il sogno di una vita senza però avere alcuna nozione di come si costruisce un'attività professionale e senza che allora ci fossero figure capaci di seguirmi e supportarmi.
Non c'era ancora nemmeno internet, o almeno non era nella mia vita.
E quando poi, nel giro di qualche anno è arrivato e ha dato la vera svolta a tutta la mia attività, era comunque un internet che io, ma un po' tutti devo dire, usavamo in modo naif, seguendo impulsi e buon senso così come sembrava meglio.

Ho costruito il mio primo sito da sola, ho iniziato a scrivere questo blog quando ancora i blog erano una rarità, e l'unico social media assieme ai forum.

Non avevo programmi, non avevo calendari editoriali, non avevo nessuna nozione di marketing, tutto era per me, lo dico: casuale.

Il dipinto prosegue con un primo abbozzo di fiori

E, casualmente, ma penso anche molto puntualmente e fortunatamente, sono subito entrate nella mia vita lavorativa due forme di attività che mi hanno aiutato moltissimo a crescere e farmi conoscere: l'illustrazione e i dipinti realizati su commissione.

Ricordo benissimo il primo quadro che mi è stato richiesto su misura, come anche ricordo benissimo il primo libro illustrato. Ricordo la gratitudine, lo stupore, e il senso di responsabilità che avevo provato, e che, nel tempo, sono andati via via crescendo.

Ho realizzato su richiesta decine e decine di quadri, dipingendo in ognuno una piccola storia, ogni volta mettendomi in contatto profondo con coloro cui il quadro era destinato.
Allo stesso  modo ho illustrato decine di libri, andando avanti con queste due attività, parallelamente alla mia principale di pittrice e quella saltuaria di autrice, per molti anni.

E poi è successo che ho iniziato a cambiare...
E alcuni degli abiti lavorativi che avevo indossato fino a quel momento hanno cominciato a non essere più abiti nei quali stavo completamente a mio agio.

La prima sensazione di scomodità l'ho provata con l'illustrazone.
Già quando ho scritto La strada di Miro, il mio secondo libro come autrice,  avevo fortemente voluto che a illustrarlo fosse qualcuno che non ero io. E questo era, principalmente per me, un messaggio molto chiaro!

Nel periodo successivo, mi sono ritrovata a declinare offerte di lavoro che mi erano arrivate, perché sentivo che in quel settore non stavo più così comoda. Non è stato facile, ci ho molto pensato, fino a che sono arrivata a dire, prima a me stessa, e poi a chi mi consultava per una proposta editoriale che no, di illustrazione non mi occupavo più.

Ma questa è la prima volta che lo dico pubblicamente.
Di illustrazione non mi occupo più.
O meglio, quello che ho lasciato è proprio il libro illustrato, il progetto completo.

Lascio ancora aperta una porta per qualche eventuale progetto di brevissima durata, come una copertina o un manifesto, ma molto difficilmente illustrerò un intero libro.

Sto proprio in questi giorni ultimando un lavoro, proprio come illustratrice, per Petra Thorn, l'autrice tedesca con la quale ho collaborato per ben quattro libri - questo è il quinto assieme.
Sto ultimando le tavole con la consapevolezza che saranno le ultime per me.
E quello che provo è un sentimento di leggerezza, le saluto come vecchie amiche con le quali ho condiviso un lungo tratto di strada, una strada che finisce qui.
Fiù... l'ho detto :)

Ancora fiori...

Ma quello che sto per dire adesso, che mi costerà ancora di più e sul quale ho rimuginato molto, molto a lungo, è che la settimana scorsa ho ultimato, confezionato e spedito quello che probabilmente, almeno per un lungo periodo, sarà il mio ultimo dipinto su commissione.

Anche questo è un abito nel quale al momento non mi sento più comoda, qualcosa da lasciare andare per fare spazio ad altro.

Non li ho mai contati, forse un giorno lo farò, ma penso di aver dipinto più di cento quadri su richiesta - ma anzi, sicuramente molti di più.
L'ho fatto ogni volta con gioia, con la gratitudine di essere stata scelta e soprattutto con un profondo senso di connessione con il destinatario del quadro.
Tutto questo ha avuto per me un senso immenso, e di ognuno di questi dipinti ricordo tutto: le storie che mi sono state affidate, il momento in cui si traducevano in colori, ogni pennellata data e ognuna delle parole che mi sono state dette quando il quadro è stato mostrato e consegnato. Sono stati momenti unici e preziosi che conserverò sempre con grande cura.

Ma quello che in questo momento sento di voler e dunque dover fare è altro.
Come sto scendendo sempre di più all'interno di me stessa, così ho bisogno di tornare a una pittura che sia solo ed esclusivamente mia, alla ricerca, allo sperimentare nuove forme, con nuovi mezzi.

Non so dove mi porterà questo percorso. So solo che dopo anni in cui sentivo una sorta di inquietudine - che deve essere la stessa che provano i rettili quando cambiano pelle o gli uccelli quando emigrano - adesso sento di aver fatto quello che dovevo fare e di aver aperto una nuova stanza piena di luce nella quale, in silenzio, con calma, centratura e determinazione provare a fare altro. Andare avanti. Crescere come artista.

Quello che vedete dunque oggi, del quale, tra tutte queste parole vi mostro le principali fasi di lavorazione, è il primo dipinto di un nuovo ciclo.

Era molto che volevo farlo.
Era molto che volevo parlarvene.
Finalmente sono riuscita a realizzare entrambe le cose.

 È il momento di concentrarsi sui dettagli

E ora passiamo alla seconda fase di questo mio lungo racconto personale.

Alcune cose vanno, altre tornano.
E torneranno proprio qui nel blog.

Ne avevo molta voglia, è dunque con immenso piacere l'annuncio che stanno tornando le interviste di Perché a me piace.

Sono così entusiasta al pensiero!
Per questa prima tranche autunnale ho contattato alcune donne che io letteralmente adoro, che svolgono attività interessantissime, e che, per come lo fanno, sono per me di grande esempio e ispirazione.

Con molta generosità hanno accettato di rispondere alle mie domande, nel corso dei prossimi giorni ve le proporrò una ad una.

Non vedo l'ora!

Vorrei che questa rubrica potesse crescere sempre di più nel tempo, ho per lei grandi progetti.
Stay tuned, come si dice :)


Circondato da alcune delle sue prove colore, ecco il dipinto terminato


Bene direi che ce l'ho fatta ad arrivare alla fine di questa lunga seduta di psicoanalisi pubblica.
Ci siete ancora?
Se sì battete un colpo!

Ho bisogno del vostro feedback, siete per me fondamentali.
Vi ho veramente aperto cuore e anima, con sincera autenticià.
Ditemi cosa ne pensate, sia commentando qui sotto, che, se preferite facendolo su facebook dove condividerò

Mi piacerebbe poi, tantissimo, se in tutto questo post in cui ho parlato solo di me voi abbiate potuto trovare spunti per voi.

La condivisione dei nostri percorsi è un grande aiuto per tutte noi, me per prima che molto spesso mi nutro delle parole e delle esperienze di altre.

E quello dei cambiamenti è un argomento che mi sta molto a cuore, perché per me, la prima legge della vita, penso possa riassumersi in una frase di cinque parole: rimani fedele a te stessa.

Ed eccolo un primo piano: si intitola Floralia


























P.s.
Tutto ciò che ho scritto oggi, ha valore per ora, per questo momento, per questa fase della mia vita. L'argomento non è i cambiamenti? È dunque possibile che io cambi ancora e che possano tornare, seppure in nuovi modi e forme, entrambi i settori che sto lasciando ora. 
Tutto si muove, tutto passa, tutto torna, tutto cambia.


sabato 2 settembre 2017

85 cose su mio padre - e un regalo

Oggi mio padre avrebbe compiuto 85 anni. 
Gli sarebbe piaciuto questo numero importante, lo divertiva  l’idea di diventare vecchio; ci trovava qualcosa di irriverente. Avremmo fatto festa, avrebbe scartato uno a uno i suoi regali con il misto di calma, curiosità e svagatezza con cui li scartava, commentando ogni passaggio col solito modo divertente e divertito. 
Così non andrà: è questo il secondo compleanno che mio padre non passa assieme a noi.
Non per questo voglio che gli manchi il mio regalo.
Che gli dedico assieme a 85 ricordi che lo riguardano.
Uno per ogni anno.
E buon compleanno ba’!

***

1 - Emilio Attilio Federigo era nato nel 1932 a Porto Santo Stefano di Monte Argentario

2 - Quarto e quinto di cinque figli, il fratello e, due anni dopo, lui erano nati dopo un lungo respiro genitoriale, trovando due sorelle e un fratello adulti, e due genitori quarantenni che in poco tempo sarebbero diventati anche nonni

3 - La madre non aveva avuto il coraggio di dire al suo primo figlio, soldato di marina in navigazione da molto tempo, che era nato questo ultimo fratellino. Alla sua prima licenza andò ad accoglierlo alla stazione con un neonato in braccio, e lui dopo averla baciata e abbracciata la guardò e interdetto chiese: ma lui chi sarebbe?

4 - La sorella maggiore aveva quindici anni più di lui e lo trattava come un figlio bambolotto. Quando la madre rientrava da lavorare e lo chiamava giù dalle scale, lei si affacciava dicendole: ssshhhh! Fai piano che me lo svegli! Mia nonna la guardava e le rispondeva: guarda che è mio, mica tuo

5 - La sua unica immagine da bambino lo ritrae accanto al fratellino nella foto di famiglia scattata al matrimonio della stessa sorella 

6 - Entrambi i bambini indossano guantini bianchi

7 - Ci raccontava poi che ricordava quell’evento, ma soprattutto ricordava i guantini bianchi e il divieto di sporcarli. Era rimasto un giorno intero senza toccare nulla per il timore di infrangere la promessa

8 - Il padre, mio nonno Giuseppe, era telegrafista, figlio di telegrafista; ai cinque figli, lui e la moglie Alfa, che sovente lo aiutava nel lavoro (più che un lavoro, a quei tempi, quasi una missione) avevano insegnato, prima ancora che l’alfabeto italiano, l’alfabeto Morse; tra loro in casa erano tutti capaci di comunicare, come in una sorta di linguaggio segreto, a suon di linea punto punto linea

9 - L’ultimo figlio di Beppino il Telegrafista era stato poi, principalmente e per sempre: un bambino di mare

10 - La loro casa, era anche, in parte, sede di un albergo, e si chiamava Palazzo Roseo; affacciava direttamente sugli scogli tanto che i due fratelli uscivano dalla finestra della loro camera e si tuffavano in acqua a loro piacimento; dal primo Marzo, a fine Novembre

11 - Il suo sogno infantile era stato così, naturalmente: andare per mare, navigare; aveva anche studiato per farlo

12 - Ma al momento di intraprendere la vita da marinaio aveva drammaticamente scoperto di soffrire la navigazione al chiuso in modo totale e debilitante

13 - Per fortuna non soffriva affatto né sui guzzi, né in barca a vela, e in quel modo poté comunque navigare per tutta la vita

14 - Proprio durante una di queste navigazioni selvagge era accaduto che la barca che li aveva accompagnati, lui e un paio di amici, li avesse poi dimenticati, ripartita per altri giri, la sera, su una delle isole qua attorno. Avevano trascorso lì una notte da naufraghi. Una grande e indimenticabile avventura

15 - Il bambino di mare era crescendo diventato uno spericolato ragazzo di mare

16 - Rimaneva sott’acqua, ovviamente senza ossigeno, così a lungo, che ogni volta da riva si allarmavano dicendo: stavolta è morto

17 - Era anche un gran corridore. Da ragazzino mio nonno lo mandava a consegnare i telegrammi che arrivavano a una certa nobile signora che viveva in una villa isolata e arroccata dall’altra parte del promontorio, in cambio di cinque lire. Lui faceva la lunghissima e ripida strada tutta di corsa, andata a ritorno

18 - A missione compiuta, riscosse le cinque lire, in un ultimo sforzo correva alla latteria e comprava cinque gelati da una lira, per mangiarseli uno per volta

19 - La lattaia gli diceva sempre: figlio mio, ma compratene uno da cinque! Ma lui, bambino preciso e deciso, preferiva cinque da uno. C’era molto più gusto

20 - Era diventato zio a sei anni

21 - Assieme al fratello e a uno dei nipoti avevano, ragazzini, costruito una radio con cui sentivano Radio Londra

22 - Adorava, di amore vero e puro, la musica

23 - Gli piaceva ballare, anzi, di più: era un bravissimo ballerino, con un senso del ritmo innato

24 - Gli piaceva anche cantare e aveva imparato da solo a suonare la chitarra

25 - E così da giovanissimo era diventato parte di un piccolo gruppo musicale

26 - Si chiamavano I Marineri e animavano tutte le feste di questa minuscola parte di mondo

27 - Tra le tante sue passioni era anche la fotografia. Si era ricavato in bagno una piccola camera oscura nella quale avrebbe sviluppato, negli anni, migliaia di immagini

28 - La sua infanzia e giovinezza erano state serene e divertenti, fino a che la guerra e la tragedia avevano bussato alla loro porta 

29 - Il fratello maggiore, ventisettenne, era stato dichiarato disperso nella battaglia di Capo Matapam, avvenuta nelle acque a Sud del Peloponneso tra il 28 e il 29 Settembre del 1941

30 - Alla notizia erano seguiti lunghi mesi di ricerche, richieste, lettere andata e ritorno, speranze e angoscia, fino a che, due anni dopo, il disperso era stato ufficialmente dichiarato morto

31 - Mio padre aveva allora undici anni e aveva visto questo suo fratello forse una decina di volte in tutta la vita

32 - Da quel momento sua madre, una donna allegra, vitale, piena di talenti, si era chiusa in un suo lutto profondissimo e inaccessibile dal quale non era riemersa mai più completamente

33 - E mio padre, ultimo figlio ancora bambino, era stato permeato da tutta quella malinconia, che gli rimase dentro come una lieve traccia sempre presente

34 - Era diventato, per mia nonna, il figlio fondamentale. Lo portava con sé in chiesa dove rimaneva raccolta in preghiera per tutto il pomeriggio, fino a che mio padre, esausto, si addormentava disteso su una panca

35 - Il lutto della madre lo aveva reso anche particolarmente protettivo nei suoi confronti. Lui avrebbe amato viaggiare, girare il mondo: era uno spirito estremamente libero

36 - Una delle prime mete sarebbe stata il suo mito personale: Capo Nord

37 - Così facendo avrebbe però portato alla madre preoccupazioni, dispiaceri

38 - Aveva così rinunciato, per adeguarsi a una vita stabile, anche se sempre ricca di piccole scoperte e curiosità 

39 - A diciotto anni, finita la scuola, e riposto il sogno delle navigazioni, era andato a lavorare con il padre all'ufficio telegrafico

40 - Grazie a quei primi guadagni era diventato l’orgoglioso proprietario di una Vespa verde

41 - Erano gli anni cinquanta, anni di musica americana, pomeriggi al cinema, uscite in barca, lunghe nuotate

42 - Agli inizi degli anni sessanta aveva poi conosciuto mia madre, più giovane di lui di dieci anni: in breve tempo si erano innamorati, fidanzati, sposati

43 - Nel giro di un anno, un pomeriggio di dicembre ero arrivata io, la prima figlia

44 - Era un padre divertente, quasi mai severo, molto fiducioso nelle mie doti di bambina coraggiosa e spericolata

45 - Appena duenne mi aveva lasciato ad aspettarlo sulla porta di un negozio non molto lontano da casa perché aveva dimenticato qualcosa e doveva tornare a prenderla

46 - Mia madre vedendolo rincasare e sentendo dove mi aveva lasciato, sola, era sbiancata perdendo alcuni anni di vita 

47 - L'aveva rassicurata dicendole che mi aveva spiegato bene tutto, sicuramente non mi sarei mossa

48 - E difatti lì mi aveva ritrovato, calma e tranquilla

49 - Mia madre ancora da anziano lo rimproverava per quel fatto pericoloso e lontano 

50 - Lui faceva spallucce ridendo

51 - Ogni mia sera di bambina tornava a casa con un piccolo regalo, cose tenere e curiose

52 - Una lampada ad olio

53 - Un portagioie a forma di castagna

54 - Una scatolina di legno intarsiata e dipinta in oro

55 - Un ciondolo d’argento smaltato a forma di gatto

56 - E quando avevo avuto l’età per capire, anche se ancora molto piccola, mi aveva messo di fronte a lui, seduti al tavolo di cucina, con calma e precisione aveva disegnato la rosa dei venti e mi aveva insegnato a riconoscerli. Ancora oggi, ovunque io sia, basta guardarmi attorno per capire che vento sta soffiando e cosa porterà. 
Con l’alfabeto Morse non ha avuto invece lo stesso successo

57 - Mi avrá scattato, e sviluppato, tremilasettecentocinquantatré (bellissime) foto

58 - Girato decine di film a pellicola

59 - Registrato altrettante bobine col registratore Geloso, in cui assieme cantiamo con lui che suona la chitarra

60  - Lo stesso ha fatto con mia sorella, arrivata cinque anni dopo di me

61 - Era un grande rimatore

62 - Capace, come nella migliore tradizione toscana, di andare avanti per ore inventando sestine o ottavine su qualsiasi argomento

63 - Conosceva e ricordava anche decine di filastrocche paesane, buffe e astruse. Allo stesso modo sapeva e raccontava decine di storie vecchie come il tempo, ricche di banditi, sapienti contadini, matti del villaggio

64 - La sua più grande dote, da tutti conosciuta e riconosciuta, era un naturale sense of humour molto english style

65 - L’indole malinconica appresa dalla madre, e una sua innata gentilezza, la nascondevano molto bene

66 - Ma bastava rimanere con lui pochi minuti per trovarsi a ridere per una fulminante battuta detta con la più assoluta e pacata normalità 

67 - Questa dote, assieme al fatto che suonava e cantava benissimo, lo rendevano ospite ambito e anima di ogni festa

68 - Noi familiari conoscevamo però anche i suoi silenzi, i momenti di scoraggiamento, quelli in cui si assentava dal mondo rimanendone fuori anche per ore

69 -  L’unica cosa da fare in quei momenti, lo sapevamo, era rispettarli aspettando che, così come erano arrivati passassero, cosa che puntualmente avveniva. Non ci diceva mai dove era stato in quelle ore. Era sempre e solo un suo segreto

70 - Temeva la violenza fisica. Da lui non ho avuto mai uno schiaffo. Bastava però che mi guardasse perché io capissi al volo che così non andava per niente. E se voleva, sebbene accadesse di rado, poteva colpire con la lingua molto più ferocemente che con una spada

71 - Era, inconsapevolmente, un grande profeta dell’impermanenza

72 - Le sue due massime preferite erano infatti: Tutto viene e passa e Tanto tra cent’anni siamo tutti morti

73 - Se sono diventata zen lo devo anche a questo

74 - Instancabile camminatore, conosceva questa isola-promontorio a memoria e la poteva percorrere, per intero, in un solo giorno

75 - Allo stesso modo ne conosceva fauna e flora: le erbe selvatiche non avevano segreti per lui, così come alberi, versi di animali, correnti marine, rotte di uccelli migratori. Il suo orto, vanto e orgoglio, era così bello e armonico da sembrare dipinto

76 - Non era però capace di cucinare niente. La prima e unica volta che provò a preparare un caffè non mise l’acqua nella moka, rendendola così incandescente che per poco non incendiò la casa

77 - Pur molto posato aveva un lato bizzarro con cui a volte esordiva: e se mi facessi crescere i capelli per farmi una coda? E se mi mettessi un orecchino? Pendente, come i vecchi marinai. Erano attimi, in cui però percepivamo con chiarezza da quante personalità fosse abitato. Una di queste indossava camicie hawaiane, aveva una lunga coda e un orecchino pendente. E probabilmente faceva il musicista girovago

78 - Quando in prossimità dell’ottantesimo compleanno si rese conto che stava perdendo la memoria non ci disse nulla. Uno dei suoi segreti malinconici.
Quando la cosa cominciò a rendersi evidente ci scherzava dicendo: n’antranno è peggio

79 - E quando per la prima volta lo trascinammo dal medico perché dimenticava tutto, fu molto recalcitrante. Non ne voleva sapere. Cercava in tutti i modi di non renderlo evidente

80  - Ci riuscì talmente bene che il medico, uno specialista affermato, venne ingannato alla perfezione da quest’uomo buffo e divertente: mio padre

81 - Ma la malattia avanzava facendo il suo corso e in breve tempo non fu più possibile nasconderla e ignorarla. Una dopo l’altra cancellava intere parti della sua vita fino a che ne rimase solo l’essenza, data dalla sicurezza dei visi amati, e la musica

82 - L’ultimo Natale trascorso tutti assieme fu anche il suo ultimo Natale. Durante il pomeriggio io e mia sorella lo portammo a fare una lunga passeggiata. Indossava una sciarpa azzurra e blu, aveva freddo, era felice

83 - Mentre tornavamo a casa mi chiese se potevamo fermarci dal ferramenta: doveva comprare ami e lenze per suo padre 

84 - Ho dei suoi ultimi giorni una serie di immagini indelebili: lui a letto con una tshirt azzurra da ragazzo. Lui che beve succo d’arancia con la cannuccia e poi a un certo punto sbaglia e invece di succhiare soffia. Lui che canta sommessamente mentre lo laviamo. Lui nel letto del Pronto Soccorso. Lui, respiro lievissimo, la notte in cui perse per sempre conoscenza. Il suo corpo grande e forte, l’ampio torace, le macchine che segnano battiti e pressione, quel respiro leggero, io che vorrei cantare per lui, e lo faccio, sottovoce, mentre un giovane medico passa a controllare di tanto in tanto, affettuoso e discreto. Le ultime ore che trascorro da sola con lui. La morfina. Gli occhi velati che mi guardano: mi vedi babbo? Io che gli sussurro qualcosa all'orecchio: mi senti? Mia madre che la mattina dopo ci chiama: è ora. Sono le sette del 4 Agosto. Per strada non c’è ancora nessuno, tutto è calmo, quieto. La radio trasmette Life on Mars. Quando arriviamo al parcheggio dell’ospedale si leva dalla laguna un volo di uccelli. Per accedere alla sua stanza dobbiamo suonare. Ci aprono, entriamo. Il tracciato del suo cuore è piatto e lui un po' spettinato, come venisse da una lunga corsa. Ciao babbo

85 - Il giorno successivo, durante la sua prima uscita col vestito buono adagiato comodo nella sua nuova dimora, nel brevissimo tratto dall’obitorio al furgone funebre scende improvvisa una pioggia leggera che bagna il legno. Mi viene naturale allungare la mano per asciugare le gocce, ma la ritiro perché… non so il motivo. Ma so che è giusto così.

***

E ora il regalo.
Hai di nuovo diciotto anni Emilio.
Hai una moto, una coda e un orecchino pendente.
Tuo fratello è appena tornato dalla guerra e in casa tua è festa.
L’estate sta finendo, tra poco sarà il tuo compleanno.
Indossi una maglia di cotone blu sdrucita e confortevole.
Controlli l’ultima volta la tua sacca da viaggio. Il tuo primo in solitaria.
Inforchi la moto, accendi, dai gas.
La tua famiglia è sulla porta, tua madre ti bacia, un ultimo saluto a tutti e parti senza voltarti.
Destinazione: Capo Nord.



domenica 30 luglio 2017

792 - You're an All Star - il dipinto per Ilaria

Ieri Ilaria ha compiuto diciotto anni. La mamma mi aveva contattato da tempo, molto tempo, forse due anni, per farle un regalo che potesse rappresentarla in questo momento e che potesse essere assieme un legame tra passato e futuro. Ci siamo scambiate molti messaggi e alla fine, pur non sapendo niente di questa sorpresa, la stessa Ilaria ha scritto qualcosa che mi ha dato di lei un'immagine ancora più completa. Lo ha fatto scrivendo un elenco delle cose che più ama, che solo leggendolo, accende tutte le stelle del cielo. Da tutte queste ispirazioni, poi, qui, nel silenzio concentrato del mio studio, è nato il dipinto per lei.


È un quadro pieno di simboli che rimandano alla sua vita e al suo mondo, ma soprattutto è un quadro pieno di lei. Così pieno che non riesce a contenerla, il dipinto esce dalla tavola continua fuori, nel mondo che Ilaria stessa, presente, concentrata, attenta, crea!

Il suo titolo è You're an All Star. È anche il titolo della sua canzone preferita, che non conoscevo, ma è stata parte delle mie guide durante il periodo in cui ho lavorato al quadro.


***

You're an All Star è dipinto, con tecnica mista su una tavola di legno di pioppo della misura di cm 40x30. I motivi dell'abito riprendono il colore e i ricami del vero abito indossato per la sua festa. Tutto quello che appare nei suoi meravigliosi capelli ha preciso motivo di essere proprio dove è stato posizionato. E Ilaria abbraccia il mondo, che la abbraccia. 
Il dipinto, tenuto segreto fino a ieri, oggi può essere finalmente mostrato.
Lo trovate anche nel mio sito, nella pagina dei dipinti su commissione.

*** 

Auguri Ilaria! You're an All Star, e il mondo è tuo!

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