venerdì 19 gennaio 2018

Ancora sul cambiamento, la mia settimana, e un nuovo adorato dipinto

Adoro i suoi toni che vanno dal viola, al mauve, all’azzurro polvere, al lilla, e passando dal giallo arrivano al bianco, alla luce. Adoro essere stata completamente parte del processo, mentre lo creavo: libera da giudizi, libera da condizionamenti, in divenire insieme a lui.  
Sono una perfetta novità i prati mossi, vivi, sfumati, di questi nuovi dipinti. Volutamente imprecisi, per me che fino ad ora ho usato margini sempre molto netti. 
E mi rendo conto che potrei spiazzare chi mi segue da tempo e mi conosce per un certo tipo di arte e mi vede cambiare. Molto più facile sarebbe stato rimanere nel consueto, in quello che sai sicuramente apprezzato. Ma non sarei stata fedele a me stessa, e mancando a questo primo e principale patto non potrei essere fedele a nessun altro. Perdersi, vagare, cercarsi anche soffrendo, a volte significa transitare da prati selvaggi, ed è quello che sto facendo. 
Con un po’ di timore e molta fiducia nel processo e in chi mi segue.

 

Stavo parlando della mia arte e in particolare di lui, Floral #7.
Finito di dipingere ieri, fotografato stamani, appena inserito nello shop del sito.
Misura cm 39x29, è realizzato con tecnica mista (tempere acriliche, pastelli grassi, pastelli acquarellabili, penne), su carta pesante.  

***

Per il resto, la mia settimana è stata molto normale.
Ho finito di leggere il libro di cui avevo fatto cenno nel mio precedente post, che alla fine, e soprattutto proprio nel lungo finale epifanico, si è rivelato molto bello. 
Ne ho iniziato e già finito un altro, La lucina, di Antonio Moresco. È il primo libro che leggo di questo autore. Avevo dato, prima di iniziarlo, uno sguardo alle recensioni, senza approfondire troppo per non farmi influenzare, rendendomi conto che erano per lo più molto nette: capolavoro o inconcludenza illeggibile.
Per una volta io mi piazzo in mezzo. Non l'ho trovato un capolavoro, ma assolutamente nemmeno illeggibile. Anzi, il contrario. Un libro particolarissimo, affascinante, misterioso, sospeso. Per diverse sere mi è piaciuto in questo cuore d'inverno andare in quel certo paese di montagna abbandonato, e ritrovare luoghi intrisi di una forza naturale selvaggia e pregnante, dove transitano personaggi invece così eterei, esseri che non sai se esistono e in quale anfratto della realtà stanno nascosti.  
Sempre questa settimana ho acquistato un bellissimo assortimento di nuovi cartoni telati di vari formati e misure (adoro avere nuovi supporti in attesa), ho preparato un castagnaccio sublime (sono la dea dei castagnacci, se volete la ricetta fatemi un fischio), e una mattina, cosa rara per me, sono andata al mercato settimanale, che qui si svolge sul lungomare. 
Un mercato mattiniero in un paese di mare, nel cuore di Gennaio, ha qualcosa di malinconico. Gli alberghi e i ristoranti tutti chiusi per ferie, pochi banchi, venditori infreddoliti, la merce che sventola al vento, e accanto il mare scuro e increspato di un giovedì, in inverno. Ma anche questa malinconia ha qualcosa di bello: quella bellezza delle cose poco esposte, poco esibite, intime, inconsuete

Bene, direi che non c'è altro da dire.
A tutte e tutti un caro saluto e alla prossima

venerdì 12 gennaio 2018

Le cose della settimana e un nuovo dipinto

Vorrei inaugurare, con questo post, una rubrica che chiamerò "Le cose della settimana". Un rubrica del Venerdì, che sarà anche modo per me di fare un piccolo resoconto, assieme a voi.

Questa settimana ha piovuto quasi tutto il tempo. 
E così sono rimasta molto a casa, in perfetto stile Gennaio: giacche calde, radio3 al mattino, molti tè e infusi, libri, quaderni, block notes per schizzi e nuove idee.

Ho provato, lo sto ancora facendo, a fare una vera e buona programmazione: non ne vengo mai davvero a capo, per mia natura. Ma allo stesso tempo so quanto sia importante farla, direi fondamentale. E così ci provo, sempre. Questa volta, con l'aiuto di molte letture e alcuni strumenti, sto cercando di semplificarla il più possibile, per adattarla a me. In caso di buona riuscita, ve la illustrerò.

Sto leggendo un nuovo libro "Le cure domestiche" di Marilynne Robinson; è il secondo libro che leggo di questa scrittrice e ancora non riesco a decidere se mi piace e quanto. Ha una prosa bellissima, molto poetica, piena di immagini evocative e struggenti, però c'è qualcosa, forse nella trama, forse nei temi, forse nel modo di portarli avanti, che non mi fa aderire completamente. Sono oltre la metà di questo secondo libro, mi riservo un giudizio più deciso e preciso quando lo avrò finito.

Questa settimana ho anche buttato un quadro sul quale avevo lavorato un intero pomeriggio. Tanto per condividere anche i momenti "argh"! Dopo esserci tornata sopra più e più volte cercando di capire cosa non stava andando e di correggerlo, sono giunta alla conclusione che si trattava di un quadro irrecuperabile e tanta era in quel momento la frustrazione che l'ho buttato. Va' caro e a non rivederci.

Questa è stata la settimana in cui ho riscritto l'about del mio sitoRisaliva ancora ai tempi in cui il mio primo sito è andato on line, il 2001. L'avevo giusto rimaneggiata qua e là, ma da un po' non mi ci sentivo più perfettamente a mio agio: nel frattempo sono cambiata io, nel frattempo è cambiato tutto l'internet, diventando via via più dettagliato e professionale.
Ho letto non so quanti articoli su come si fa una buona about page (che è la pagina più importante in un sito: lo so io per prima, essendo la prima pagina che cerco e leggo quando arrivo su un sito sconosciuto per la prima volta). Ho anche letto tantissime about page di altre creative, cercando di capire cosa mi faceva battere il cuore e cosa no.
Alla fine mi sono messa lì, e ho scritto la mia.

L'ho fatto tre volte in tre giorni. Infine l'ho pubblicata.
Non è perfetta, non è definitiva - continuerà a cambiare così come io cambio, così come cambia la mia offerta.
Quello che ci tenevo soprattutto a fare, era, più che parlare di me, parlare con voi, con chi mi legge. Spero di essere riuscita.


Questa settimana ho indossato per la prima volta una bellissima giacca blu appena acquistata e della quale sono innamoratissima.
Sto imparando anche a voler bene ad un nuovo taglio di capelli che inizialmente non mi convinceva del tutto (un normalissimo carrè). 
Una sera ho cucinato delle buonissime cotolette di sedano rapa e vorrei fare presto una torta con farina di castagne.

Infine, questa settimana ho finito il mio primo dipinto del 2018.
Sono ancora in piena fase di sperimentazione floreale, la amo, la adoro, e penso andrò avanti ancora a lungo.


Si intitola Floral #6, misura cm 39x29, è dipinto con tecnica mista su carta e lo potete trovare nel mio sito.

Adoro quel blu/verde intenso della base, così scuro, così come queste giornate d'inverno.
Ma proprio in questa oscurità sta segretamente prendendo vita ogni nuovo fiore della prossima buona stagione.


A tutte e tutti un abbraccio e alla prossima!

giovedì 4 gennaio 2018

I libri più belli del 2017

Era un po' che non parlavo di libri qui (potete vedere i vecchi post sull'argomento seguendo questo link).

Torno a farlo nel primo post del 2018 perché la lettura, più passano gli anni, più diventa non importante, ma proprio fondamentale nella mia vita.
Non c'è mattino che io non apra leggendo (immersa ancora nella semioscurità dell'inverno, i rumori leggeri della casa che si sveglia - acqua che scorre nei tubi, ticchettio di passi per le scale, bambini che si chiamano tra di loro...),  non c'è sera che io non chiuda allo stesso modo (immersa nel silenzio della notte andare avanti fino a che il sonno non mi confonde le parole).

Sono una lettrice onnivora: romanzi, saggi, manuali, mi interessa tutto, a parte qualche eccezione: gli horror, i thriller, i gialli troppo spietati, i fantasy quando sono troppo fantasy, i libri senza alcuna luminosità, i romanzi d'ammmore con tre emme. Ecco, questi no, non credo li leggerò mai. 
Tutto il resto sì :)
Mi capita a volte di prendere sonore fregature e tra i libri letti lo scorso anno ce ne sono alcuni che ho trovato terribili. Ma quelli da bellissimi a meravigliosi ripagano di tutto.

Tutti i libri che leggo li segno in una lista, una per ogni anno: titolo, autore, data di inizio e di fine, e, seppure il documento è solo per me, metto anche un giudizio espresso in stelline, come si fa nei portali-libreria.

Stamani scorrevo la lista di quelli letti lo scorso anno e mi è venuta voglia di condividere con voi i più belli (ovviamente secondo il mio giudizio), quelli che mi hanno lasciato più ricca. Mi va di farlo sia per il puro piacere di ripensarli, sia, chissà mai, per ispirare qualcuno, e infine anche per avere un vostro riscontro, caso mai li aveste letti anche voi.

Li elenco senza un particolare ordine, così come li trovo scorrendo i titoli.

Il primo libro sono tre, anche definiti La trilogia di Holt, e si tratta di:

Da leggere nell'ordine in cui li ho elencati, sono libri secondo me meravigliosi (ho assegnato cinque stelle ciascuno) ma anche particolari. Non piaceranno, probabilmente, a chi nella lettura cerca avventura, colpi di scena, dinamismo. Perché qui non succede niente di particolare. 
Succede solo la vita.
La vita  nella contea di Holt, Colorado (un posto che in realtà non esiste, ma è ovunque).
Con una prosa asciutta e poetica Haruf narra degli avvenimenti che capitano a una manciata di abitanti - alcuni li ritroviamo in tutti e tre i volumi, altri solo in alcuni momenti. 
Tutto avviene con pacatezza, tra momenti di malinconia, ricordi, calore e perfidie umane, grandi epifanie, amore, compassione.
Se vi piace questo genere di narrativa ve ne innamorerete.
Soprattutto vi innamorerete dei fratelli McPheron, il vero fulcro della storia, due anime antiche, semplici e buone, di quella bontà asciutta, completamente priva di fronzoli, così bella, così preziosa.

Di tutt'altro genere Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace: la cronaca esilarante e acutissima di una crociera dei Mari del Sud, raccontata dalla penna unica di un grandissimo narratore. 

Sullo stesso genere, ovvero un libro dove si ride molto senza mai una piccola sbavatura di gigioneria o una minima sciatteria narrativa è stato In un paese bruciato dal sole di Bill Bryson. Anche questa volta si tratta del racconto di qualcosa avvenuto davvero: un viaggio in Australia. Se conoscete Bryson sapete cosa aspettarvi: momenti di pura comicità e di presa in giro verso se stesso che solo una persona intelligente e scanzonata riesce a fare, approfondimenti sulla natura, su avvenimenti curiosi accaduti in questo o quell'altro posto, sulle stranezze degli abitanti, sui suoi incontri bizzarri. Ve lo ridico: si ride molto. Regolatevi di conseguenza sui posti e i momenti in cui leggerlo.

Cambiando completamente genere, arriva un libro che ho letto nel mese di Giugno, La luce sugli oceani, della scrittrice australiana M. L. Stedman (della quale non vedo l'ora venga tradotto altro per poterla ritrovare).
Questo è il classico libro da leggere quando volete essere completamente catturate da una storia. Lungo e avvincente, molto ben scritto, senza fronzoli né facili modernismi, molta introspezione, splendide descrizioni di luoghi, bellissimo intreccio, interessante e profonda caratterizzazione dei personaggi. Un libro che ha il mare come respiro, un faro come luce guida, e la storia di due famiglie e di come il destino può separare e unire.

Arriviamo invece in Italia con La valle delle donne lupo, di Laura Pariani. La montagna, un paese ormai deserto dove vive l'ultima abitante, Fenisia. È qui che giunge una scrittrice per conoscere e narrare la sua storia. Una storia popolata dai fantasmi di tutte le altre donne che hanno attraversato questa valle e la sua lunga vita, forti e ribelli come lupi, apparentemente sottomesse a un potere patriarcale duro e rabbioso, riescono a riscattare la loro libertà attraverso gesti estremi, pervasi di realismo magico, come vere anime selvatiche.

Una bella sorpresa autunnale sono stati Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega di Celia Rees (da leggere in questa sequenza). Non mi aspettavo molto dal primo, invece sono rimasta catturata dalla storia tanto da leggerne anche il seguito. Anche in questo caso una bella scrittura senza quei salti mortali letterari che mi danno così fastidio in certi scrittori attuali. Una storia che si snoda nel corso di due secoli, quella di Mary, una bambina che rimasta completamente sola al mondo e con un'accusa di stregoneria che le aleggia attorno, si imbarca su una nave in partenza per l'America, una di quelle navi sulle quali viaggiano verso il profondo e oscuro ignoto i primi pellegrini. Si troverà in un nuovo mondo, in cui superstizioni ancora più forti e assurde l'hanno preceduta e seguita. E sarà proprio per salvare la sua vita che dovrà fuggire e avventurarsi nelle grandi foreste dove vivrà la sua grande avventura.

Siamo quasi alla fine, e qui troviamo due libri se vogliamo simili, poiché ci troviamo in situazioni quasi analoghe, pressappoco nello stesso periodo storico.
Il primo è il meraviglioso Parla, ricordo di Vladimir Nabokov, nel quale il grande scrittore rievoca la storia della sua vita, della sua famiglia, e dell'amatissima terra russa dalla quale si trovò a dover fuggire come espatriato dopo la rivoluzione. I boschi di betulle, i villaggi, la grande casa delle vacanze estive, la madre amatissima, il padre, i fratelli, l'amore per le farfalle, gli inverni a San Pietroburgo, tutto narrato con grande respiro e una potente prosa poetica.

Il secondo è Un'eredità di avorio e ambra di Edmund De Waal, che attraverso una collezione, unico prezioso bene salvato, tutto ciò che rimane di una ricchissima e grande famiglia, narra la storia bellissima e struggente dei suoi avi, tra Odessa, Parigi, Vienna; la amerete, se come me, siete affascinate dalla vecchia Europa e le sue vecchie nostalgiche storie.

Infine, ultimo di questa lista ma primo nel mio cuore, in quanto è il libro che più ho amato nell'anno appena trascorso: L'isola di Arturo, di Elsa Morante. Io non so perché, non lo avevo letto fino a ora e non posso nemmeno dirlo davvero quello che ho provato per questo libro perché è qualcosa di indescrivibile, uno struggimento e un amore così forti che per giorni, dopo averlo finito, mi sono sentita orfana. Come se anche io mi fossi allontanata col piroscafo dell'alba, occhi coperti fino all'alto mare. Dell'isola mi è mancato poi tutto: le grotte, le lucertole blu, il bove marino, le stelle, il castello sgarrupato, la Torpediniera delle Antille, l'orologio di Wilhelm, la coperta mantello della dea Nunz seduta sulla valigia, la lista delle Certezze Assolute, le Certezze Assolute stesse.
Sopra tutte le cose mi è mancata lei: l'isola stessa.

Bene... spero questo mio lungo post non vi abbia annoiato, ma vi abbia dato qualche piccola ispirazione.
Se avete letto qualcuno di questi libri fatemi sapere. Se li leggerete, pure!
Fatemi anche sapere se l'argomento vi interessa. Se sì, continuerò a raccontarvi dei miei libri più amati.
***
E poiché però non posso davvero chiudere senza un'immagine, possibilmente da uno dei miei lavori, vi lascio con uno work in progress, sperando di potervi mostrare a breve il dipinto finito.

Work in progress, serie Floral #6

A tutte e tutti un anno di bellezza, e alla prossima!

giovedì 21 dicembre 2017

Calendario 2018: il mio regalo per voi

È ormai una consuetudine alla quale non voglio mancare: il calendario da me composto e impaginato come piccolo regalo per la fine di un ciclo e l'inizio di un altro
Ho scelto il giorno del solstizio d'inverno per pubblicarlo, quello in cui il sole si ferma nel cielo per ricominciare poi a salire riportando la luce. 
Ho voluto che per l'anno che sta per iniziare fossero i fiori la guida, la traccia, la protezione. Polline, rugiada, profumi, scie luminose. Anche per il colore di base è un fiore a fare gli onori di casa: si chiama infatti Rapture Rose questa bellissima tonalità di rosa pieno e freddo, un rosa che già declina al magenta ma senza la sua brillantezza acuta quanto piuttosto una nota delicata e antica che proprio le rose ricorda. 
Ve lo regalo come si regala un intero prato. Che possa essere sosta, respiro, riposo, energia, ispirazione.

Come sempre cliccate, scaricate, stampate - meglio su un cartoncino
Nel centro in alto ho già evidenziato lo spazio per forarlo e far passare una cordicella per poterlo appendere, se questo è il vostro desiderio.
A tutte e tutti voi un abbracco e l'augurio di un anno luminoso e creativo!
La solita precisazione: questo calendario, è soggetto alla licenza Creative Commons CC BY-NC-ND 3.0 IT , ovvero: obbligo di attribuzione se condiviso, no uso commerciale, no opere derivate.

lunedì 11 dicembre 2017

Perché a me piace: Rita Bellati

Con l'avvicinarsi sempre più rapido al solstizio d'inverno, finisce la serie di interviste Perchè a me piace dedicata all'autunno.
Per chi dovesse leggerle e leggermi oggi per la prima volta, Perché a me piace è un progetto iniziato diversi anni fa in questo mio blog, nel quale invito, ospito, presento e intervisto creative di cui amo non solo il lavoro, ma l'interessante modo che hanno di inserirlo all'interno della loro vita, facendolo diventare qualcosa di unico, un'emanazione del loro modo di essere. Così come amo lo scorrere delle stagioni ho dato alla mia intervista proprio un carattere stagionale, con alcune domande specifiche sul periodo dell'anno in cui ci troviamo.

E non potevo chiudere l'autunno in modo migliore che assieme alla mia ospite di oggi: Rita Bellati.

Conosco e seguo Rita Bellati da relativamente poco tempo, forse poco più di due anni, ma il suo percorso è stato talmente veloce e ricco che mi sembra di seguirla da molto di più, e realisticamente non sto dicendo qualcosa di strano, in quanto tutte le cose e la crescita che in questo breve periodo ha realizzato, avrebbero potuto essere spalmate in un periodo molto più lungo.

Quando ho visto Rita la prima volta, rimanendo colpita subito dall'atmosfera, il modo di scrivere, le foto che scattava, il suo blog e i suoi canali social si chiamavano Faccio e Disfo e il suo prodotto di punta era la Myselfie, un pendente in legno realizzato a mano, a immagine e somiglianza della persona che lo avrebbe indossato. Un prodotto di così tale e rapido successo che io pensavo Rita lo avrebbe realizzato per sempre, e sarebbe stato la sua più grande e principale caratterizzazione.

Così non è stato... ma solo perché è stato meglio, di più! 

Veniamo a oggi, circa due anni e mezzo dopo: il brand di Rita non si chiama più Faccio e Disfo ma Myselfie Cottage, Rita non realizza più i suoi caratterizzanti bijoux, ma è diventata consulente e formatrice di comunicazione visiva del canale Instagram, il più utilizzato e famoso proprio per questo tipo di espressione.

Cosa è successo nel mezzo? Tantissimo.
Ma non mi voglio concentrare sui fatti (Rita li racconta benissimo nel suo blog), quanto sul modo in cui lei li ha vissuti, osservati, interpretati, descritti, adattandosi di volta in volta a quello che stava succedendo e indirizzando il suo lavoro sulle sue  capacità e le richieste dei suoi clienti.

In breve, rivelandosi come poetica narratrice tramite immagini e parole, ha avuto  un grandissimo successo attraverso il suo profilo Instagram, un mezzo che usa con gran classe, e che nel poco lasso di tempo in cui io ho continuato a seguirla ha avuto una crescita vertiginosa.

Questo le ha fatto comprendere molto velocemente che la sua particolarità, la sua unicità, erano soprattutto  sapersi raccontare giornalmente tramite le immagini e lo storytelling di Instagram, e che era esattamente ciò che avrebbe potuto insegnare agli altri.

Arriviamo a oggi.
Nel'ultimo anno Rita ha scritto un ebook in cui racconta Instagram visto da lei, gestisce su Facebook un gruppo per coloro che hanno letto il suo libro e vogliono confrontarsi sull'uso di questo mezzo (ci sono anche io), ha successivamente creato un corso on line più vasto e articolato, e, sempre su questo argomento, offre due tipi diversi di consulenze individuali.

Perché io la seguo? Perché mi piace?
Per tanti motivi. Perché è un'innovatrice, perché sa adattarsi, perché è veloce, perché si racconta con verità nei suoi successi e nei suoi errori, e ogni suo post diventa una piccola lezione di comportamento nel biz.
Ma soprattutto, secondo me, le sue più grandi qualità, quelle che la rendono unica, sono una capacità di analisi rara, una limpida onestà intellettuale e una profonda serietà (sempre però con la sana vena di ribellione che porta scritta nel suo nome, e su un polso).

Rita è leale, aperta, diretta, anche scomoda se occorre.
Una di cui fidarsi.

Lascio ora a lei la parola, sicura di non essere riuscita a descrivere la sua parabola e il suo modo di essere, per quanto tutto ciò che la riguarda è vasto, veloce, sfaccettato. Così come sono sicura che continuerà in futuro a stupirmi cambiando ancora, continuando ad adattarsi, così come proseguono la sua vita e la sua arte.

 Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
Il sacchetto con i semini di ciliegio (è un toccasana per qualsiasi male bambinesco), qualche ritaglio/disegno dei miei figli, il libretto delle ore (quello che scandisce i momenti di preghiera durante la giornata. Io però mi limito a leggere le lodi).

- Raccogli/collezioni qualcosa?
Fiori e foglie da appendere in casa o per le fotografie.

- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Lodi al mattino e la brioches che mi porta mio marito in questo periodo di convalescenza, e il "forza, cosa è successo di bello oggi" a cena con i bambini.

Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
I libri illustrati per bambini, mi fanno riflettere tantissimo e trovo che abbiano una profondità che si trova raramente nei libri per adulti.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Credo che sia la capacità di cura e di trasmettere nel mio lavoro visivo sensazioni e ricordi legati all'infanzia.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
Umana.

Il tempo, le stagioni

- Quali suggestioni ti dona l’autunno?
Siamo quasi alla fine e mi è toccato passare la mia stagione preferita in casa, ma l'autunno per me è pura meraviglia e intensa gratitudine per quello che non faccio e che è così gratuitamente offerto ai miei occhi.

- Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
Senza dubbio i Cinnamo Rolls, ho un debole per la cannella e per i lievitati

- E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Un cardigan di lana.

Infine

- Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa
Durante la mia adolescenza ho passato un'intensa fase hippie e punk-rock. Ad un concerto dei Millencolin mi sono fatta rubare lo zaino certa che fossimo tutti "peace and love". Sono tornata a casa con i lividi sulle braccia per intense sessioni di pogo ma la strigliata di mio papà è stata più pesante.

Potete trovare Rita Bellati:
- sul suo sito
sul suo Instagram
- su Facebook

Grazie Rita per essere stata mia ospite! Grazie a voi per aver letto.

***

Con questa intervista si conclude il Perché a me piace versione autunno 2017
Arrivederci all'inverno :)

p.s. tutte le foto utilizzate per questo post sono state scelte da me attraverso il blog e il profilo Instagram di Rita Bellati.

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